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domenica, gennaio 23, 2005
Sabato 29 Gennaio Tornano i TARAN KHAN
"E’ tradizione che le cose cambino" (Eddie Murphy, “Il principe cerca moglie”) Dopo un lungo silenzio, tranne un’apparizione estiva, tornano i TaranKhan, una delle formazioni di punta della scena musicale calabrese e tornano rinnovati sia nella formazione che nell’approccio.
I Taran Khan nascono nel 2000 intorno ad un progetto di Mimmo Cavallaro (chitarra battente e voce) e Fabio Macagnino (percussioni e voce) e proprio al Blue Dahlia, hanno il battesimo col palco. All’inizio ripropongono testi e musiche della cultura popolare calabrese con maggior attenzione all’entroterra jonico, in un viaggio a ritroso nel tempo che li porta a studiare e riproporre le origini della musica popolare . Più tardi si uniscono, prima Stefano Simonetta (basso e voce), poi Francesco Loccisano (chitarra) e Daniela Bonvento (lira calabrese , viola e voce). Il gruppo continua a seguire la linea iniziale per un paio di anni compiendo piccole tournee locali e partecipazioni sporadiche a festivals tra cui il più famoso Tarantella Power di Caulonia (RC). Dopo una lunga serie di concerti per tutta la Calabria e un forte successo di pubblico la formazione si consolida e decide di continuare il lavoro di ricerca aggiungendo la componente compositiva. Nascono le prime canzoni che riprendono i ritmi ed i motivi della canzone popolare calabrese, i testi della tradizione folclorica, l’uso di strumenti tradizionali. Nel 2002 avviene l’incontro con Eugenio Bennato che decide di collaborare col gruppo facendo alcune registrazioni in studio ed una tournee estiva. Il gruppo accompagna la band di Bennato in alcune date in Calabria, a Napoli fino allo Stimmen Festival (Germania) e Sfinks Festival (Belgio), due tra le più importanti rassegne internazionali di world music. Nel Novembre dello stesso anno (2003) i Taran Khan si spostano in Francia per un concerto all’interno della rassegna Festilangues al teatro di Toulon. Sono infine reduci dal Bardentruffen Festival di Norimberga (luglio 2004).
Dopo l’esperienza musicale più “tradizionale” e i concerti all’estero, il gruppo decide di iniziare la lavorazione del primo disco ed in questa fase propositiva, dopo un cambio di line up, sviluppano il concetto che da un po’ di tempo era latente nella loro musica, MUSICA NON-ETNICA. Proprio così, non-etnica, perché è naturale che artisti di talento, passati attraverso lo studio e il recupero della propria musica (si parla di tradizione calabrese, una delle più belle, varie e interessanti d’Europa) ad un certo punto si facciano tentare da altre rabbie e altri amori: il rock, la “fisson galvanique” degli strumenti attaccati ad un amplificatore, il groove molto poco campagnolo. E può capitare che lungo il loro percorso “eretico” si imbattano in un’albionica fata, e che insieme si decida di raccontare storie e tentare nuove formule alchemico/musicali.
I Taran Kahn sono: Stefano Simonetta, basso elettrico, voce, elettronica; Francesco Loccisano, chitarra classica e chitarra battente, Fabio Macagnino, percussioni e voce, Cosimo De Leo, voce e percussioni, Anna-Helena McLean violoncello, indian harmonium e voce. Esperienze e collaborazioni dei singoli di grande livello in musica e teatro, da Alessandro Haber ad Eugenio Bennato, da Porl Thompson (Cure) a Theodossi Spassow (Bulgaria). Il risultato è una miscela live di grande potenza e suggestione, piena di colori, traboccante di suoni, temi, inventiva, con testi in Italiano, inglese e dialetto calabrese, che recuperano parole antiche usandole come tessere di un mosaico un po’arcano. Gli spettatori di varie parti d’Europa apprezzano di cuore. Li vedremo sabato 29, affrontare il palco con le due new entry Cosimo De Leo alla voce e la stupenda e brava Anna-Helena McLean al violoncello, indian harmonium e voce e soprattutto potremo gustare le canzoni pronte per essere incise nel loro primo disco, in questa anteprima fortemente voluta sia dalla band che dal Blue Dahlia. Auguri ragazzi.
sabato, gennaio 22, 2005
Come eravamo
Rimettendo apposto alcuni cassetti, sono venuti fuori i provini a contatto di una serie di happenig fotografici organizzati un po’ di anni fa al Blue Dahlia dal mitico Antonio Lostumbo fotografo, Happening, che come fine ultimo avrebbero dovuto avere la realizzazione di una mostra fotografica. Le stampe e la mostra per tempo, inspiegabili percorsi di vitae varie ed eventuali cose, non furono mai realizzate, rimaste in un cassetto. Quando i provini sono usciti fuori dalla scatola dove erano riposti, mi è venuta una gran voglia di fare quella mostra mai fatta, ma, nel frattempo, Antonio è andato in Australia, ad esplorare quei mondi lontani e i negativi di sicuro saranno da qualche parte nel suo enorme archivio e quindi ne farò una piccola mostra online, mostra di provini, piccoli, che nel momento che si ingrandiscono, sfocano, sgranano, ma allo stesso tempo sono teneri e pieni di facce belle di un po’ di anni fa. Se guardate sulla spalla destra del blog troverete le foto, cercherò di metterne un paio al giorno. Chiaramente clikkandoci sopra si ingrandiscono
lunedì, gennaio 17, 2005
Aaaaaaaaarrrivanoooooo.
Venerdì 21 Gennaio ULAN BATOR Rodeo Massacre Tour Unica data in Calabria 
A un anno di distanza dal disco più “accessibile” di Ulan Bator, Amaury Cambuzat, in combutta con Yuppie Flu e Giardini di Mirò ritorna con ’Rodeo Massacre’, album che segna un ritorno al passato e ai suoni che hanno contraddistinto il sound di questa band. Il tutto registrato rigorosamente in analogico. Prodotto dalla Jestrai e distribuito dalla Venus, l’album uscirà il 14 gennaio. Rodeo Massacre raccontato da Amaury Questo disco è nato ai bordi del lago Trasimeno (PG) dove ci siamo chiusi per una settimana nell’ estate del 2004. Dopo questa esperienza di ’isolamento compositivo’ ispirati dalla natura che ci circondava e dalle nostre ultime esperienze, siamo partiti alla volta di Bologna, per registrare le nostre idee nello studio ’Alpha Dept.’ di Giacomo Fiorenza (Yuppie Flu) e di Francesco Donadello (Giardini di Mirò). Abbiamo deciso di produrre artisticamente da soli il disco perchè ci piaceva l’idea di dare al nostro lavoro il ’sound’ che ci caratterizza dal vivo da oltre 10 anni! Per la registrazione e il mixaggio ci siamo affidati al gusto e all’esperienza di Giacomo che è stato supportato dal prezioso aiuto di Francesco. Musicalmente possiamo definire ’Rodeo Massacre’ un ’come-back’ ad atmosfere più vicine ai primi dischi con testi più diretti che riflettono l’ epoca in cui ci troviamo, la nostra entrata ’nell’era dell’acquario’, la confusione tra razze e religione, il caos politico, la comunicazione difficile nonostante i mezzi moderni di cui disponiamo... Abbiamo liberato la mente per condensare tutta la nostra energia esplosiva cercando di riuscire a comunicarla con lo stile ’Ulan Bator’... Per riscoprire le nostre radici infatti siamo tornati ad essere un ’trio’, non rinunciando per questo al carisma di un artista come Emidio Clementi che in ’La Femme Cannibale’ duetta perfettamente con me. Con Rodeo Massacre chiudiamo il nostro decennio di attività, di lotta, di esperienze, di musica e sogni... L’avventura continua... La bella intervista pubblicata su: www.kronic.it ULAN BATOR
Vive l`Italie! | | di Roberto Bonfanti | Alla vigilia dell`uscita del settimo album degli Ulan Bator, abbiamo incontrato il sempre gentilissimo Amaury Cambuzat, mente della storica band di origine francese ma ormai adottata dal nostro Paese. Senza troppi peli sulla lingua, Amaury ci parla del suo amore per l`Italia e del suo rapporto con la sua terra natale ma soprattutto di questo nuovo album che sembra realizzare quel ritorno alle origini tanto auspicato dai fans di quella che sembra essera a pieno titolo una delle più stimate rock-band a livello europeo.
Il vostro nuovo album è in uscita... cosa ci racconti di questo disco? E` un album più duro rispetto al lavoro precedente, "Nouvel air": è un ritorno al nostro vecchio sound più "noise", con una poesia malata nei testi. Secondo me è un mix fra "Vegetale" ed "Ego:Echo". Insomma, è un po` un come back ai nostri primi lavori, un disco al 100% Ulan Bator, con tutto ciò che comporta; Diciamo che siamo tornati con la testa a posto dopo un periodo in cui siamo stati un po` confusi, ma credo sia normale: dopo aver pubblicato 5 o 6 dischi non sai più bene cosa fare per cui "Nouvel Air" era un po` un disco di chiusura, un album molto lavorato ed evidentemente lavorare troppo su un disco non è la ricetta buona per gli Ulan Bator che sono un gruppo in cui l`istintività ha una grande importanza. Bisogna lavorare, certo, ma con dei tempi più stretti: l`errore di "Nouvel air" è stato quello, in un certo senso, di fare un disco proprio come si fa un disco. E` un discorso un po` astratto, lo so, però Ulan Bator funziona così: tanto lavoro ma con dei limiti, con una scadenza fissata, con qualcuno che ti dica: "ok... adesso basta, adesso il disco è finito". C`è bisogno di essere molto organizzati in studio... e secondo me con "Rodeo Massacre", questo nuovo album, lo siamo stati.
Hai sempre avuto una certa passione per i giochi di parole nei titoli ed anche in questo caso c`è un brano che si intitola "God:Dog"... Guarda, in realtà "God:Dog" doveva essere anche il titolo del disco però poi ho pensato: "In Italia, con il Vaticano, un titolo simile ce lo censurano sicuramente". E` nato perchè io lavoro con dei friulani e la loro esclamazione tipica è "dio cane" per cui mi sono trovato a pensare che, traducendola in inglese, ne veniva fuori un bel gioco di parole che poteva essere un buon titolo. Ovviamente i miei amici friulani erano esaltatissimi ma io mi sono smontato all`ultimo momento perchè ho pensato che non potevo fare un titolo simile uscendo per un`etichetta di Bergamo per cui ho deciso di tenerlo come titolo di una canzone ma non del disco. Oltretutto temevo che intitolare il disco "God:dog" sarebbe stato un po` come chiudere una trilogia con "Ego:Echo" ed "Ok:Ko" e volevo assolutamente stare alla larga da qualunque discorso di questo tipo. Comunque ci tengo a precisare, anche per evitare future polemiche, che io non vedo questo "dio cane" come una bestemmia ma semplicemente come un`immagine astratta ed a suo modo assurda: una specie di controsenso di un dio raffigurato come un cane, tutto qui.
Per cui, scartata l`idea di "God:dog", come hai scelto il titolo del disco? Volevo un`immagine forte, dura, un po` violenta, che potesse colpire; Poi io cerco di scegliere sempre titoli che si capiscano in tutte le lingue, con delle parole piuttosto "internazionali", in modo che quando vedi il disco ti possa intrigare anche se non sai il francese: in questo senso "Rodeo Massacre" rende benissimo tanto per un francese quanto per un inglese, un italiano, uno spagnolo, ecc... E` un titolo che non contiene nessun messaggio diretto ma, oltre ad essere una frase che c`è anche nel disco, è legato al periodo che stiamo vivendo: siamo tutti fin troppo americanizzati e "rodeo" è una parola che richiama direttamente l`america, mentre il massacro richiama la confusione di questo momento in cui, fra guerra, realtà, ecc... la gente non capisce più niente: in questo senso si poteva chiamare anche "gran casino" o "bordello"; E` un titolo che destabilizza ma evoca anche un periodo di grande confusione.
Anche nella copertina siete andati in questa direzione... Si, sicuramente. Tra l`altro la copertina è stata una svolta anche nella scelta del titolo. Si tratta di un`opera realizzata da un mio amico di Catania: è un lavoro molto particolare fatto disegnando ed incidendo un pezzo di rame per poi passarlo sul fuoco e subito dopo buttarci dell`acqua sopra. Un lavoraccio, insomma. L`immagine simboleggia un personaggio sotto forma di burattino antico che prova a controllare un camaleonte, che potrebbe essere la natura o il mondo, cercando di dargli il suo colore ma non ci riesce... senza cercare grandi messaggi, può rappresentare un po` l`uomo che cerca di controllare la natura ma alla fine viene sconfitto. Io non sono uno che fa testi politici o impegnati: scrivo in modo piuttosto astratto ma tutto viene comunque influenzato dalle mie esperienze personali e da ciò che mi accade intorno.
Negli ultimi album avete sembre avuto dei grandissimi produttori mentre questa volta avete scelto di autoprodurvi: come mai? Questo è il terzo disco con Matteo, il nostro batterista che suona veramente benissimo, e credo che nei dischi precedenti abbiamo sempre perso qualcosa a livello di ritmica perchè i nostri produttori hanno sempre un po` sacrificato la batteria, per cui questa volta ho voluto un disco che mettesse in risalto tutti gli strumenti esattamente come li abbiamo suonati noi nella sala e per fare questo abbiamo rinunciato alla presenza di un produttore esterno per fare tutto da soli. Anche io sono un produttore ed è un lavoro che mi intriga molto per cui mi rendo benissimo conto di quanto possa essere importante la mano di un elemento esterno e l`atmosfera che può creare, ma questa volta abbiamo voluto privilegiare altri aspetti. Nei dischi precedenti tanta gente mi diceva: "si, bello il disco, però vedervi suonare è un`altra cosa" o "abbiamo apprezzato l`album solo dopo avervi visto in concerto". Ecco: questa volta volevo che il disco rispecchiasse esattamente ciò che noi facciamo sul palco.
Quando, prima dell`estate scorsa, siete partiti in tour, era uscito un comunicato in cui dicevate che quei concerti avrebbero rappresentato la conclusione di un primo capitolo degli Ulan Bator. Si, è vero... anche se alla fine non è stato così. Ormai sono dieci anni che suono in questo gruppo; recentemente se ne è andato Egle -ma assolutamente senza nessun litigio e nessuna polemica: semplicemente aveva altri progetti ed ha dovuto abbandonarci- e questo ci ha costretti a tornare ad essere un trio come eravamo alle origini. Negli ultimi tour siamo stati anche in cinque sul palco, con il violino ed una seconda chitarra, e sono stati sicuramente dei grandi momenti ma questo ci ha portato un po` a perderci rispetto alle intenzioni iniziali degli Ulan Bator che erano nati un trio potente ed istintivo. In questi ultimi tempi eravamo più che altro io più dei musicisti e questo non mi andava più per cui volevo chiudere questo capitolo. Invece alla fine non è andata così: mi sono reso conto che questo è stato solo un passaggio di un percorso che continua ed andrà avanti ancora a lungo per cui non ci fermiamo e non chiudiamo niente, anzi, probabilmente l`anno prossimo saremo già al lavoro su un altro disco: non festeggiamo neanche i dieci anni del gruppo... magari fra altri dieci anni festeggeremo i venti...
La collaborazione con Emidio Clementi come è nata? Questo disco è stato fatto quasi completamente improvvisando: Claudio del Due Lune ci ha lasciato la sua casa a Tuoro, vicino a Perugia, sopra il lago Trasimeno, e lì abbiamo suonato tutti insieme per un paio di settimane così il disco è nato in modo molto naturale. I testi sono nati più o meno nello stesso modo: avevo tante idee per cui ho aspettato l`ultimo momento per scrivere i testi definitivi e tutto è stato molto spontaneo... mi mancava solo un pezzo che si intitola "La femme cannibale", "La donna cannibale", e volevo che fosse un pezzo parlato con solo il ritornello cantato... il parlato in francese però non mi convinceva perchè io non sono Mimì e non riesco a fare una cosa recitata come la fa lui. Allora mi son detto: "si, è vero, io non sono Mimì però, visto che vado a Bologna a mixare l`album, posso chiamare direttamente lui". Allora gli ho mandato un sms a dicendogli qual era la mia idea e lui mi ha risposto: "ok, spediscimi il testo: se mi piace lo faccio". Gli ho spedito il testo, gli è piaciuto ed abbiamo fatto tutto in un pomeriggio. Insomma, non è stata una cosa studiata: è stata un`idea nata all`ultimo momento, mentre ero in treno per andare a mixare il disco.
Visto che, oltre alla collaborazione con Mimì, avete registrato nello studio dei Giardini di Mirò, cosa ne pensi della scena italiana? La trovo molto interessante. Purtroppo non è ben organizzata, il mondo è piccolo e di conseguenza fra i gruppi ci sono discorsi un po` strani... però a livello di creatività è una delle scene più interessanti ed evidentemente non sono l`unico a pensarlo visto che anche molti americani vengono a vivere qui. L`Italia offre una grandissima creatività, ma non solo a livello musicale: prima parlavamo della copertina... qui trovo degli artisti che hanno gusto ed idee e che a Parigi o in qualunque città francese avrei fatto una fatica immensa a trovare. In Italia la gente ha gusto: in Francia hanno fatto i fighi per anni ma ti garantisco che alla fine artisticamente la Francia non è un gran che... lì a livello di creatività c`è veramente un buco, specie nell`ambito rock, che fa sì che i gruppi siano veramente indietro rispetto ai gruppi italiani.
Eppure qui in Italia si parla tanto della famosa legge francese sulla musica che si dice abbia favorito la musica prodotta nel vostro Paese... E` vero: in Francia c`è questa organizzazione interna che permette di lavorare come musicista ed anche a livello di etichette ed editoria ci sono degli aiuti. Però sai alla fine cosa succede? Succede che c`è chi è bravo ma non sa come recuperare dieci euro e chi invece non sa fare niente ma sa come muoversi e sfruttare tutti gli aiuti; Tutto questo alla fine ha rovinato il mercato perchè tanti gruppi che musicalmente non meritano sono stati furbi a sfruttare le sovvenzioni, hanno preso i soldi dove era possibile e non hanno portato un cazzo di buono: sono solo gruppi di merda, la gente non va neanche a vederli, però questi gruppi campano... come mai? Quindi queste sovvenzioni sono bellissime quando iniziano ma alla fine rischiano di rovinare tutto: in Francia non c`è più entusiasmo perchè i soldi hanno rovinato anche l`entusiasmo e la voglia di fare qualcosa di buono. Ora poi c`è un gran problema: non ci sono più soldi per i musicisti perchè tutti hanno mangiato sopra queste sovvenzioni e non c`è più cultura musicale perchè tutto è andato a puttane con quella gente che ha approfittato, si è fatta il proprio business, ma non ha combinato nulla di buono. Qui in Italia è ancora possibile fare un gruppo, andare a suonare in un posto e piacere alla gente; in Francia invece è diventato tutto molto complicato, anche perchè questo fatto degli aiuti fa sì che lo stato abbia il controllo di tutto quello che succede quindi suonare in nero diventa impossibile ed i locali devono dichiarare tutto il personale per cui ovviamente i costi per i locali salgono e di conseguenza salgono i prezzi; Nel momento in cui, per poter far suonare un gruppo dichiarando tutto, devi fare l`ingresso a 20 euro e far pagare tantissimo la birra perchè la legge non ti permette di fare altrimenti, vedi che tutto diventa difficile. Io credo che l`Italia, nonostante un periodo di crisi allucinante, ha veramente tanto entusiasmo ed una gioventù che ha tanta voglia di fare. Certo, bisogna far capire alla gente qual è la musica e cos`è la cultura musicale, un po` come cercate di fare voi... però l`Italia non è messa malissimo, anzi...
A livello di vita invece, visto che ormai vivi qui da un po` di tempo, come vedi il nostro Paese? Si vive bene, ci si arrangia. Io mi trovo molto bene in Italia. La mia città è Parigi per cui se ho nostalgia è per Parigi, non per la Francia in generale. Parigi non è la città più bella del mondo come dicono tutti: ci sono città molto più belle però a me piace molto.
Visto questo amore per l`Italia, un pezzo tutto tuo in italiano lo scriverai prima o poi? Eh... non ne sono capace. Giuro che mi piacerebbe farlo però non è facile. Il testo per Mimì l`ho tradotto io per cui non è tanto un problema di lingua e sarei anche in grado di scrivere qualcosa di buono, però al pensiero di mettermi a scrivere una canzone e cantarla mi cagherei addosso. Io cerco sempre di far suonare la voce come qualcosa di morbido, in modo che possa intrigare anche chi non conosce la lingua... è difficile, però ci provo. La mia paura è che in italiano, come in qualunque altra lingua, non riuscirei a fare questo, a far suonare le parole in modo che possano mantenere un senso per chi capisce la lingua ma anche suonare bene all`orecchio di chi non è italiano. Per esempio nell`album, aiutato da un amico texano, ho messo un pezzo in inglese: però l`ho fatto solo perchè è un testo molto stupido. Al mio amico texano alla fine è piaciuto proprio perchè dice che, avendolo interpretato a modo mio, si sente che sono francese e non sono quello che vuole fare il figo fingendo di essere inglese quando non lo sono. Per cui questa volta con l`inglese è andata bene, ma solo perchè sono partito da subito con l`idea di fare un testo idiota... però scrivendo in inglese o in italiano ho sempre la paura di scrivere cagate e soprattutto di interpretare il testo e le parole non come si deve.
A questo punto, dopo l`uscita del disco, quali sono i vostri prossimi progetti? Sarete in tour? Si, abbiamo diverse date già fissate. Partiremo con l`Italia dopodichè ad Aprile il disco uscirà anche in Francia per cui faremo delle date lì; Poi ho molte richieste anche all`estero, fino in Polonia e Giappone, per cui cercheremo di accontentare il più possibile queste richieste. Il 2005 sarà dedicato quasi interamente ai concerti ed alla promozione dell`album perchè sono convinto che sia un disco molto bello e spero che vada veramente bene, non tanto per portare più acqua al mulino ma perchè è un disco che amo molto e che mi riporta allo spirito degli Ulan Bator delle origini.
Ulan Bator– Rodeo Massacre (Jestrai / Venus, 2005)I titoli dei lavori della band di Amaury Cambuzat sono sempre molto indicativi delle cangianti fasi esistenzial-artistiche attraversate. Come Nouvel Air nel 2003 raccontava di un clamoroso e fascinoso accostamento alla forma canzone più ortodossa per un gruppo sperimentale quale gli Ulan Bator sono sempre stati, a distanza di quasi due anni il nuovo lavoro Rodeo Massacre è estremamente sintomatico, nei testi quanto nel drammatico mood predominante nel disco, di quanto le recenti progressive recrudescenze religiose/razziali e politiche mondiali, le stragi consumate, gli equilibri internazionali sempre più instabili abbiano influito più o meno consciamente sul loro approccio alla musica e sulla loro ispirazione. Fatalmente quindi i toni elegiaci ed estatici di Nouvel Air si liquefanno nelle deflagrazioni violente di God/Dog, Instinct, nelle tipiche ma sempre incredibili sospensioni e tensioni sotterranee di Fly Candy Dragon Fly ( episodio che maggiormente riporta al Nouvel-Air pensiero), Pensées Massacre, Torture, La Femme Cannibale, nelle quali rivive la cruda poetica chitarristica targata Sonic Youth. Tutto in Rodeo Massacre riporta alle ardite free-forms, ai pieni-vuoti, agli ipnotici minimalismi di scuola tedesca della loro opera Ego-Echo (2000)) ma non ci troviamo di fronte ad un pedissequo déjà-vu, perché il tutto è trasfigurato da una nuova fragrante consapevolezza compositiva, da un’auto-produzione che non fa una grinza e che riesce a restituirci pari-pari l’inquietante live-sound della band, da un lavoro alla consolle che ha del miracoloso ( Bologna, ancora gli Alpha Dept di Giacomo Fiorenza e Francesco Donadello ). Un ruolo fondamentale nell'album è giocato infine da una ormai perfetta coesione artistica e strumentale tra Amaury Cambuzat ed i suoi numerosi partners italiani : oltre i collaudati Manuel Fabbro (basso) e Matteo Danese (batteria) che completano il trio di base il suo sussurrato penetrante è drammatizzato in italiano da Emidio Clementi in La Femme Cannibale, i saxes di Silvia Grosso e Mario Simeoni traslano Torture in un sensitivo territorio parajazzistico, il violino di Massimo Gattel impreziosisce Tom Passion. Amaury si prodiga per tutto il disco anche alle tastiere (belli certi suoni analogici) : nella finale Souvenir ci regala una rarefazione pianistica incantevole. Capolavoro ? Ci siamo poco distanti . |
venerdì, gennaio 14, 2005
Sabato 15 The King Fish 
Torna il mitico Joe Manno e la sua Band
Il concerto dei Valderrama 5 ...... un delirio
 Quasi subito la cosa si fà calda  Il personal Barman dei ragazzi shekera e mesche.
 poco e sono tutti a ballare.
 le fans prendono il palco
 oramai è delirio
 totale
I Valderrama mi hanno portato un regalo della mia amica Sara Il nuovo cd dei ragazzi ma con sopra il mitico ideogramma di: I She Teriu 
e in aggiunta anche l'ideogramma del mio nome. Sara! si na bumba.
venerdì, gennaio 07, 2005
Ritornano Venerdì 7 Gennaio "CUCUWAWA"  Sabato 8 Gennaio "VALDERRAMA 5" 
CUCUWAWA Il suono del pedale della grancassa di una batteria, quel suono battente che molleggia e dà la spinta alla musica unito al caratteristico stile di portare il tempo delle chitarre jamaicane produce un suono simpatico e allegro, una sorta di Cucu-wawa. Ed è da questo suono che i Cucuwawa prendono il loro nome, da questa unione tra il ritmo e la melodia. La band nasce nel 2001 dalla fusione di due gruppi: uno rock’n’roll e folk e l’altro beat. I primi tre anni di vita vedono impegnati questi ragazzi in un’intensa attività live che li porta ad esibirsi tra gli altri insieme a Roy Paci, Fratelli di Soledad, Meganoidi, Folkabbestia, Apres la Classe e addirittura insieme ai mitici Skatalites. Cucuwawa inoltre protagonisti della prima edizione del Salento Heineken Beer Festival dove hanno suonato davanti a 20.000 persone. Importante anche la loro partecipazione alle selezioni provinciali di Arezzo Wave 2003, la pagina dedicata a loro dalla rivista All Music Magazine. Questo ha permesso alla band di assestare la formazione e di creare un sound personale prima della partenza del loro “Senza Pretese Tour” che li vede tutt’ora impegnati e che da Maggio 2004 ha visto i Cucuwawa esibirsi in quaranta concerti a spasso per la penisola. Il loro live è un insieme di ritmo ed energia. Impossibile stare fermi e farli stare fermi. Nelle loro esibizioni live, l’intrattenimento e il coinvolgimento del pubblico sono gli ingredienti di uno show dalla grande carica positiva che esprime al massimo le sue potenzialità, la passione per la musica e il groove che solo il Reggae e lo Ska sanno dare. La formazione attuale è composta da sette elementi: Carlo Adamo (voce), Antonio Tunno (chitarra), Gianni Stifani (basso), Riccardo Lobbene (batteria), Alessandro Morgante (percussioni), Luca Tridici (scratch & effects), Stefano Cataldo (tromba). Un ensemble che ha permesso alla band di creare un sound particolare se pur legato fortemente allo ska e al reggae. L’obiettivo della band è quello di discostarsi dalle canzoni in dialetto e dalle strofe raggamuffin per cercare di creare qualcosa caratterizzi il sound del gruppo rendendolo riconoscibile. La scelta di non avvalersi delle tastiere, affidando la parte ritmica ad una sola chitarra, ha reso la sezione fiati, vera parte melodica della band, più incisiva e presente. Questo si unice alle influenze dei vari membri della band: il reggae di Bob Marley, il rock dei Led Zeppelin, blues, ska, punk, folk irlandese, musica d’autore. Tutto questo crea quell’impasto sonoro che elimina ogni confine geografico alla musica e la rende figlia del mondo, internazionale. Attualmente i Cucuwawa hanno pubblicato il loro primo singolo, Sunshine! A primavera previste le registrazioni per il loro primo full lenght! I Cucuwawa sono: Carlo Adamo (voce), Antonio Tunno (chitarra), Gianni Stifani (basso), Riccardo Lobbene (batteria), Alessandro Morgante (percussioni), Luca Tridici (scratch & effects), Stefano Cataldo (tromba). VALDERRAMA 5 Il progetto Valderrama 5 è nasce con l'esigenza primaria di studiare nei minimi particolari un fenomeno quanto mai attuale e stringente della società moderna : i Perizoma. Per questo motivo per descrivere la loro musica qualcuno ha usato la siglia di " Polyphonic Tanga ", denominazione che spiega perfettamente quello che si propongono di fare in musica : polifonia vocale alla Beach Boys ed elementi melodici Beat - Bossa Nova anni 60' rielaborati da musicisti di scuola Noise - Metal !!! Il loro show prevede delle installazioni nel bel locale da parte di artisti che creeranno un' atmosfera tropicale e paradisiaca, tipica appunto di quella che potete trovare all'interno di qualsiasi Tanga Breve Bio fantastica Allora, potrà sembrarvi strano ma quello che vi racconterò ora ha davvero qualche attinenza, seppur minima, con la realtà !!! :-D PARTE 1 Carlos Valderrama Quinto, nipote del celebre e omonimo giocatore colombiano, per motivi di famiglia è costretto a trasferirsi a Pioppaino, vicino Castellammare di Stabia, nell'estate del 2001 per i problemi che stava avendo in partia. Carlos non mi ha voluto spiegare di cosa si trattasse, ma la Zia Conchita, che lo ospita qui in Italia, mi ha raccontato che, purtroppo, Carlos sniffava un sacco. Sniffava Tanga . Così, è stato spedito in Italia a disintossicarsi, dato che in Colombia giungeva voce che qui da noi stesse dilagando la moda delle Supermutande e soprattutto delle Coulottes ipercoprenti. Stare in un paese dove era così difficile pro-Cularsi la "roba" gli avrebbe fatto senz'altro bene. Giunto qui in piena estate, dovette immediatamente affrontare una pesantissima crisi di astinenza. Infatti, a pochi giorni dal suo arrivo, rimbecillito dai cassetti della biancheria della Zia, contenenti ormai solo pantalomutande, decise di scappare di casa e di andare sulla spiaggia, a pochi chilometri di distanza "Lì" pensò " di siCulo non sarà difficile procuramene delle dosi " . Ma appena arrivato in spiaggia a Vico Equense, si rese conto che l'Italia era davvero come gliel'avevano descritta : davanti ai suoi occhi, infatti, si stagliò una distesa interminabile di triplicisupermutande-a-costume, ragazze costantemente attente a fare in modo di contenere il loro sedere all'interno di pezzi di stoffa interminabili. Soprattutto, facendo dei rapidi calcoli, scoprì il motivo della crisi economica del nostro paese: le supemutande. "Se ogni donna facesse a meno di indossare supermutande e supercostumi ipercoprenti, si risparmierebbero miliardi di euro di stoffa, il mondo sarebbe più bello, il culo delle ragazze non sarebbe sostenuto innaturalmente dagli elastici delle supermutande e l'economia del paese andrebbe a gonfie vele!!! " Dettosi ciò, Carlos pensò di elaborare un progetto, una vera e propria rivoluzione per liberare le Italiane dall'oscuro male che stava corrodendo le loro menti e i loro sederi e soprattutto stava portando il loro popolo all'oblio. Ma la preparazione fu lunga e faticosa...non era facile liberarsi da un nemico così ingombrante... FINE PRIMA PARTE Un loro testo a caso; MARIOCANA He’s not Totò Riina, his wife is named Pina And when I’m in trouble è nu figlie è bucchina E pur o'cane Arro, is fast just like an arrow And when he’s going huntin’ he shoot to the quaglie He’s got a maiale da combattimento If you try to thieve t'rà lu turmient And when the pig is fat, salsiccie da mangiare IL TONNO,IL TONNO, MAIALE DEL MARE If you want some wino he’s got Bianchino Si tu vuò magnà t’ ric favurite E’ Mario o portiere cchiù mostr e tutt quante E camp pur arò s'ferm'o'purmann!
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