Sabato 15 Novembre
From Roma
REIN

In una Babilonia di plastica e cemento, dal 1999 i Rein suonano e attraversano l'Italia in lungo e largo a bordo di una vecchia macchina diesel.Una storia lunga chilometri, fatta di autogrill sospesi nella nebbia, portapacchi strabordanti, pacchetti di sigarette accartocciati, bazar ai bordi della ss16 e binari ai lati della 106; una storia bruciata tra gli ultimi nei privè dei primi. Poche brandine e tanti sacchi a pelo che noi ci sappiamo adattare; caffè a portar via che magari poi ci viene sonno; che l'E45 è meglio dell'A1 perché non costa, mentre la Salerno-Reggio va bene comunque, tanto è l'unica. Qui, dove la periferia è anche il centro di tutto e la musica resta l'unico modo per parlare di felicità e di tristezza allo stesso tempo, i Rein, incrocio ferroviario tra Messico e Ungheria, Francia e Irlanda, prendono e partono con poche certezze, poca benzina e qualche punto fermo stampato ai cigli delle strade. Libri francesi, musica latina e risorse slave, futbol e chitarre spaccate, qualche bottiglia di birra messina, quando si trova. E se povertà e ricchezza si confondono, la multiculturalità è un dato di fatto e non un'opinione. Qualcosa resta, tra tanta storia e poca identità. Qualcosa resta. E allora questo qualcosa cerchi di farlo entrare in qualche modo nel portabagagli e di portarlo in giro, per raccontarlo. Per raccontare come avviene che da mille madri diverse nasca un solo figlio, triste come la soledad, fedele come le steppe del Connemara, feroce come il sud, poetico come l'est. Quaggiù, in provincia di Babele, qualcosa resta.
"Occidente", il nuovo doppio Cd dei Rein.
Un lungo disco con cui i rein, dopo un percorso molto vario, arrivano a delineare in maniera nitida le loro sonorità, le tematiche al centro dei loro brani e forse la loro stessa essenza.
Un lavoro che è figlio della ricerca di un proprio suono globale. Un disco che parla di radici e al tempo stesso di smarrimento, che parla di punti cardinali pur non arrivando mai a delineare un centro. Un disco sul movimento, sull'evoluzione, sul viaggio; fatto di cose raccolte nel bazar planetario, mettendo assieme sonorità provenienti da ambienti totalmente distinti.
E così il rock, il punk, il jazz, il blues, la musica popolare balcanica e irlandese, le sonorità britanniche e francesi, incontrano la canzone d’autore e si fondono ulteriormente con elementi di elettronica e poi ancora, successivamente, con gli elementi base del reggae e del dub, coniando infine un suono fedele all’infedele idea di “patchanka”, termine da indendere proprio come “miscuglio”, coniato a fine anni ’80 dai Mano Negra di Manu Chao.
Un disco che deve moltissimo alla scena musicale romana degli ultimi anni, avendo attinto alle enormi risorse artistiche da essa offerte, ed essendosi arricchito grazie al contributo di numerosi ospiti. Tra gli oltre venti
musicisti che hanno affiancato e supportato i Rein nella realizzazione di questi brani, rendendosi determinanti per il loro sviluppo, Bandabardò, Cappello a Cilindro, Frangar Non Flectar, Legittimo Brigantaggio, Valentina Lupi, Toti Poeta, Ratti della Sabina e Wogiagia Crew, sono solo alcune delle collaborazioni che hanno portato questo disco a fondere esperienze e progetti tra loro assolutamente diversi.
Questo lavoro, infine, prosegue e sviluppa ulteriormente le politiche sulla musica libera già da tempo sostenute dai rein. La scelta di pubblicarlo con delle licenze Creative Commons nasce dall'esigenza di renderne i brani contenuti liberamente fruibili, e quindi legalmente masterizzabili, non escludendo la possibilità di scambio in P2P, in una logica che sovverte il concetto di "pirateria" riabilitando a pieno la rete e il download come un'importantissima risorsa per la musica indipendente. Una scelta rafforzata dalla decisione di rompere ogni legame con la SIAE e di pubblicare "occidente" in collaborazione con il portale europeo di musica libera "Jamendo".
Coerentemente a questo schema di idee è stata presa la decisione di proseguire nella scelta di proporre la musica ad un prezzo realmente "equo", accessibile a tutti e di mantenere l’indipendenza discografica, dando vita ad un sistema di auto-produzione assolutamente “sui generis”.
ONDALTERNATIVA
"Un gran ritorno quello dei Rein, band romana che a suon di Folk – Rock ha
contagiato in questi anni la gente di tutta l’Italia ma non solo.."
"...precisione, capacità di coinvolgimento, creatività; la parte
strumentale è davvero varia e il risultato è un meltin pot di sonorità:
folk – rock in primis, a seguire punk, dub, reggae, suoni dell’Est e
sapore d’Irlanda, elettronica, accenni al jazz e alla musica popolare
francese..."
"Un album interessante e completo, che porta alla commozione..."
ROCKIT
"...in questo cd si sente l'amore per la musica, la gioia nel farla..."
"Un disco di sognatori per sognatori. "
MESCALINA
"Musica libera, musica di libertà. Frasi, parole e suoni che fanno
rialzare la testa, che rimettono in circolo buon sangue."
"Un lavoro forte, credibile e schietto, una band che incassa plauso e
dispensa un’incontenibile forza in avanti; tenera, di rincorsa,
deflagrante. Una patchanka on the road che fa viaggiare i valori veri con
i suoni e le storie di un mondo, senza biglietto da esibire, anche perché
il controllore è stato invitato a scendere di corsa."
CRACKWEB
"...un doppio album di ispirato combat folk per saltare, urlare e
riflettere..."
"Un album musicalmente contemporaneo e al contempo registrato
completamente in analogico - duro e poetico - che profuma d’estate dopo un
lungo inverno culturale ed emozionale"
"Il Sound, Global Vintage come ama definire il gruppo , racchiude con
originalità riferimenti da ogni genere e da ogni dove - hype folk, combat
rock, reggae, slanci balcanici, tradizione d’autore italiana e
mediterranea , folk irlandese, jazz e blues.
Una patchanka fragorosa, una babele musicale post moderna. "
MUSICMAP
“Una musica che non vuole o vede confine (…)che di globale ha l'animo, il cuore e la voglia di sognare.”